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Menzogne Servili di Due Cardinali sull’Evangelizzazione in A.L.

chiesa josé arturo quarracino marco tosatti storia Apr 07, 2023

Il 16 novembre dell’anno passato avevamo pubblicato un articolo intitolato “L’abominio della desolazione in Vaticano”, in cui descrivevamo gli atti attraverso i quali l’attuale -provvisorio-occupante della Sede petrina, il nostro connazionale Jorge Mario Bergoglio, nel XXI secolo d.C., attualizzava la profanazione del Tempio di Gerusalemme subita dal popolo ebraico due secoli prima di Cristo, di cui testimonia il Primo Libro dei Maccabei.

La profanazione del Tempio di Gerusalemme subita dal popolo ebraico due secoli prima di Cristo, di cui testimoniano il Primo Libro dei Maccabei (capitoli 1 e 6) e il Libro del Profeta Daniele (capitoli 9 e 27) e a cui fanno riferimento i Vangeli di San Matteo e San Marco. Come abbiamo detto allora, “nei testi evangelici ci si riferisce ai tempi della fine, i tempi apocalittici che precedono la venuta del Figlio dell’uomo, la seconda venuta di nostro Signore Gesù Cristo, mentre nei testi dell’AT ci si riferisce a specifici eventi storici di persecuzioni e tribolazioni: nel Libro dei Maccabei, all’invasione della Giudea da parte del re siriano Antioco Epifane (nel 175 a.C.), che impose ai Giudei non solo la profanazione del Tempio di Gerusalemme, ma anche l’obbligo di abiurare e spergiurare la propria fede, per sottomettersi alla cultura e alla religione ellenistica; nel Libro di Daniele, a periodi di sofferenza e persecuzione, nell’ambito di diverse visioni del profeta, ma incentrati fondamentalmente sulla purificazione del popolo di Israele dai peccati commessi, nel corso della storia, contro Yahweh stesso”.

È fondamentale e di estrema importanza tenere presente che l’espressione “abominevole desolazione” si riferisce al fatto storico che Israele-Giuda soccombette all’invasore siriano in gran parte grazie alla collaborazione di vari sommi sacerdoti del Tempio, che tradirono la loro fede in Yahweh e consegnarono il popolo ebraico alla voracità e alla crudeltà del monarca siriano.

Nell’articolo citato all’inizio, abbiamo specificato i gesti e gli atti che, a nostro modesto avviso, attualizzano o reiterano nel nostro tempo il dramma dell’Antico Testamento: l’abbandono e lo scarto del titolo papale di Vicario di Cristo da parte di Francesco; il suo patto-alleanza con la Casa Rothschild, formalizzato l’8 dicembre 2020 nel Consiglio per il Capitalismo Inclusivo. Con il Vaticano[1]; l’irrazionale avallo dell’esperimento genetico condotto dalle grandi case farmaceutiche internazionali senza alcun supporto scientifico e senza alcuna informazione disponibile, con la scusa della pandemia globale; l’incessante predicazione dell’ambientalismo, in perfetta sintonia con il Forum Economico Mondiale e l’Agenda 2030 dell’ONU; l’attacco e il tentativo di sradicare definitivamente la Messa Romana (Messa tradizionale in latino), al tempo stesso permettendo aberrazioni liturgiche, dottrinali e pastorali di ogni tipo; la promozione dell’omosessualità e dell’omosessualità come nuova norma; la conversione della Basilica di San Pietro in un museo, dove ogni giorno si svolgono pochissime celebrazioni; il culto della Pachamama e la devozione alla Madre Terra;  la condanna teorica dell’aborto – “un crimine” – e allo stesso tempo la promozione di abortisti confessati e dichiarati in posizioni importanti nella curia vaticana; l’amicizia e l’alleanza con governanti e funzionari dichiaratamente a favore dell’aborto (Joseph Biden, Emmanuel Macron, Nancy Pelosi, Hillary Clinton, Emma Bonino, Eugenio Raúl Zaffaroni, Evo Morales, ecc. ecc.

La tiepidezza e il lavarsene le mani, nel migliore stile di Ponzio Pilato, davanti alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di abolire la sentenza del 1973 che apriva le porte all’aborto negli Stati Uniti; la protezione personale data a prelati e sacerdoti abusatori e predatori sessuali, ecc. ecc. ecc.

 A questa lista di abomini vaticani si è ora aggiunta la condanna dell’evangelizzazione portata avanti – dall’attuale Canada all’attuale Argentina e Cile – dalla Spagna cattolica in quello che sarebbe poi diventato il continente americano.

Attraverso una Nota congiunta sulla “Dottrina della scoperta” del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Una Nota che è in realtà una lapidaria squalifica che in meno di due pagine (826 parole in 9 paragrafi[2]), nega gli oltre 500 anni di presenza cristiano-cattolica in queste terre, con la bassezza di pretendere di essere la voce ufficiale dell’ex Santa Sede senza che nessuno dei due capi dei dicasteri che hanno redatto tale deposizione vi apponga la propria firma, la viltà di un cardinale membro dell’attuale Compagnia di Gesù (Michael Czerny, esperto di Lüdwig Feuerbach e Karl Marx) e dell’altro cardinale, omosessualista dichiarato, poeta e teologo, figlio viziato del Vescovo di Roma (José Tolentino de Mendonça).

In altre parole, due ignoranti della storia della Chiesa e della storia in generale hanno osato condannare – anonimamente – l’evangelizzazione dell’America, con false considerazioni “evangeliche e teologiche” e con la dottrina britannica della leggenda nera, diffusa dal progressismo anticristiano e antiumanista del globalismo occidentale. Già il paragrafo 1 inizia con una menzogna teologica: “Fedele al mandato ricevuto da Cristo, la Chiesa cattolica si sforza di promuovere la fratellanza universale e il rispetto della dignità di ogni essere umano”.

Il mandato di Cristo, ieri, oggi e sempre, è la proclamazione e l’annuncio del suo Vangelo, non la promozione degli ideali della Rivoluzione francese, per esempio. I paragrafi 2 e 3 valorizzano l’azione di Papi che in tempi diversi hanno condannato le ingiustizie commesse da membri della Chiesa nei confronti delle popolazioni indigene, il che fa parte delle ombre della presenza cristiana in America (San Giovanni Paolo II, per esempio).

La scivolata anti-cattolica inizia nel paragrafo 4.

Attribuisce alla Chiesa cattolica le politiche di esproprio delle terre indigene, di assimilazione forzata e di eliminazione delle culture indigene. Si ricorre poi al sentimentalismo – le sofferenze dei popoli indigeni richiedono con forza l’abbandono della mentalità colonizzatrice – per proporre di accompagnare le popolazioni indigene e promuovere gli sforzi per favorire la riconciliazione e la guarigione. Tipico dei lacchè ignoranti, che non conoscono il processo di fusione degli spagnoli con gli indigeni che abitavano le terre scoperte – il mestizaje.

E come letterati ignoranti, attribuiscono alla Spagna cattolica ciò che in realtà fecero l’Inghilterra e l’Olanda protestanti, come dimostrano storici non cattolici, ad esempio Samuel Phillips Huntington[3], o ricercatori come Alexander von Humboldt, che all’inizio del XIX secolo sosteneva che “nella Nuova Spagna […]  lungi dall’essere estinta, la popolazione indiana è aumentata considerevolmente negli ultimi cinquant’anni”, tanto che nell’America spagnola c’erano allora 7,5 milioni di indiani e 5,5 milioni di meticci, cioè “13 milioni di indiani e meticci o mulatti, che rappresentano l’80% della popolazione totale dell’America spagnola”.

In altre parole: “alla fine del XVIII secolo la popolazione amerindia aveva raggiunto o superato la cifra ipotizzata alla vigilia della Conquista”[4]. Secondo lo storico Juan Sánchez Galera, lungi dall’essere crudeli genocidiari gli scopritori e i conquistatori del Nuovo Mondo, le Leggi delle Indie che regolavano la vita nell’America spagnola furono l’origine di quelli che oggi sono conosciuti come diritti umani: “Gli indios, invece che essere espropriati, sono proprietari a pieno titolo delle terre che lavorano, e con il ricavato pagano un tributo o un servizio al loro encomendero, che a sua volta ha l’obbligo di proteggerli e cristianizzarli”, anche se bisogna riconoscere che “come ogni istituzione umana, l’encomienda diede luogo ad alcuni abusi, e in alcuni casi degenerò addirittura in una sorta di schiavitù occulta”[5].

In altre parole: i due cardinali esperti di omosessualità si dimostrano ignoranti cum laude nella storia della Chiesa e dell’evangelizzazione cristiana in America.

Al paragrafo 5, il documento afferma in modo vago, impreciso e infondato che il concetto giuridico di “scoperta” è stato dibattuto per tre secoli e che “la giurisprudenza del XIX secolo” – senza identificare quale – “nei tribunali di diversi Paesi” – anch’essa senza identificare – ha stabilito che “la scoperta di terre da parte dei coloni concedeva il diritto esclusivo di estinguere, per acquisto o conquista, il titolo di possesso di tali terre da parte delle popolazioni indigene”.

Tutto questo senza citare un solo documento. Puro bla bla. E continuando con la storia storica, conclude il paragrafo dicendo che “alcuni studiosi [sic!] hanno sostenuto che la base della cosiddetta ‘dottrina’ [della scoperta] si trova in vari documenti papali”, che cita, ma senza fare riferimento specifico ai testi in questione”. Menzogne, menzogne, menzogne.

Il paragrafo 6 è già imbarazzante, in quanto afferma che “la ‘dottrina della scoperta’ non fa parte dell’insegnamento della Chiesa cattolica”, perché “la ricerca storica [QUALE?] dimostra chiaramente che i documenti papali [citati nel paragrafo precedente], scritti in un determinato periodo storico e relativi a questioni politiche, non sono mai stati considerati espressioni della fede cattolica”.

Con queste parole, è evidente che i due cardinali analfabeti e ignoranti, anonimi firmatari del libello, in preda a una schizofrenia servile stanno dicendo che l’evangelizzazione in America non è stata espressione della fede cattolica.

Da quale branco clericale sono usciti questi due personaggi? È anche evidente che stanno proiettando sui Papi del XV secolo – Niccolò V, Alessandro VI – gli errori e le deviazioni dell’attuale pontefice, che non costituiscono espressioni della fede cattolica, come è pubblico e noto. Il paragrafo 7 afferma che “la Chiesa cattolica ripudia le concezioni che non riconoscono i diritti umani intrinseci dei popoli indigeni”, compresa la “dottrina della scoperta”.

Si tratta di un ripudio selettivo ed esclusivo, perché non esiste alcun documento ufficiale come quello in questione che ripudi categoricamente e assolutamente il genocidio prenatale, la brutale concentrazione di ricchezza nelle mani di un’oligarchia ultra-minoritaria, parassitaria e predatoria, molti dei cui membri sono amici, soci e alleati del Vescovo di Roma.

Non c’è nemmeno un pronunciamento magisteriale concreto che ripudi l’ideologia gender, l’omosessualismo o il transessualismo, dottrine diseducative e barbariche che minacciano seriamente la possibilità di uno sviluppo umano integrale. Coloro che si definiscono cattolici non fanno altro che ripudiare l’evangelizzazione cattolica in America.

Al servizio di chi sono? Più che sacerdoti cattolici, si fanno portavoce di George Soros e del progressismo internazionalista apolide che questo sinistro personaggio promuove da decenni.

Il paragrafo 8 afferma di rivendicare una bolla papale promulgata da Papa Paolo III nel 1537 (Sublimis Deus), che rivendicava la libertà dei popoli indigeni, fossero essi cristiani o meno. Ma questi due prelati potrebbero benissimo lasciare da parte le serenate omosessualiste e anticristologiche che frequentano e andare in pellegrinaggio nell’America spagnola e sassone, dove scoprirebbero, ad esempio, che in molte invocazioni mariane la Vergine è venerata con caratteristiche indigene e persino africane; o le oltre trenta università cattoliche che la Spagna ha fondato in America in poco più di cento anni.

Insomma, è chiaro che i due mediocri prelati che “non firmano” questo abominevole documento sono solo il servile ariete di colui che è il vero padre e mentore intellettuale di questa mostruosità, che, come loro, non ha né il coraggio né l’ardire di dare un nome responsabile a una simile barbarie storica.

Ma è sempre stato così, fin dai tempi del provinciale gesuita: far dire agli altri quello che si vuole dire, perché manca il coraggio di dirlo personalmente.

Così facendo, ha raggiunto l’obiettivo di diffondere e stabilire che la Chiesa cattolica condanna la sua opera di evangelizzazione in America, senza che nessuno si assuma la responsabilità di tale eresia con la sua firma.

I Soros e i Rothschild, insieme alla plutocrazia che rappresentano, gliene sono grati.  Un fatto non secondario: Cristo è citato solo due volte in questo libretto, come complemento, ma senza alcuna presenza reale nella vita degli autori e degli ispiratori di questa brodaglia clericale. Dovrebbero essere esperti teologi, ma dimenticano che “Dio non si irride” (Lettera ai Galati, 6, 7).

José Arturo Quarracino

2 aprile 2023