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La scuola vieta l'Ave Maria, ma si piega a gay e Ramadan

andrea zambrano cristianofobia la nuova bussola quotidiana Apr 11, 2023

Se un’Ave Maria costa così cara da vedersi sospesi dal lavoro e con lo stipendio decurtato, significa che il Paese sta scivolando lentamente verso un baratro di attacco alla fede cattolica mai visto in Italia da almeno un paio di secoli.

La vicenda della maestra di Nuoro, che è stata sospesa per aver realizzato una coroncina del Santo Rosario con gli studenti di una terza e per aver recitato con loro un’Ave Maria e un Padre Nostro è destinata a diventare un caso politico, ma non è politicamente che la vicenda va inquadrata. Non si tratta di un caso di una maestra indisciplinata che va punita dal ministro dell’Istruzione, bensì di un inquietante fenomeno di cristianofobia di fronte al quale nessuno sembra avere gli strumenti corretti per opporsi.

I fatti sono stati raccontati da lei stessa nelle cronache di questi giorni.

Marina Francescangeli ha 58 anni e 30 anni di servizio nella scuola statale. L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie, la donna, che insegna a San Vero Milis in provincia di Oristano, ha pensato bene di preparare gli studenti con un lavoretto da portare a casa per le festività. Festività che si chiamano natalizie non per niente. Il Natale – giova ricordarlo? - è la Festa con cui i cristiani celebrano la Nascita del Salvatore; quindi, l’attività proposta era inerente al periodo dell’anno che si stava vivendo. E, conseguentemente, la successiva Ave Maria è stata detta a conclusione di quel lavoretto.

Ma due genitori – non tutti, solo due – non l’hanno presa bene. Informati dai figli, hanno fatto fuoco e fiamme lamentando la laicità della scuola senza sapere che la laicità non esclude la professione di una fede, anzi, la contempla.

Fatto sta che il preside, fiutando il clamore, ha costretto la maestra a scusarsi davanti ai genitori. Cosa che è puntualmente avvenuta pochi giorni dopo. Ma non è bastato. Nei giorni scorsi la sorpresa: la donna si è vista recapitare a casa una lettera dell’ufficio scolastico provinciale (l’ex provveditorato) nella quale le veniva imposta la sospensione dalle lezioni e la decurtazione dello stipendio. Ora la vicenda è in mano all’avvocato della maestra, che è il legale della Uil; quindi, c’è da presumere che la partita sarà affrontata secondo canoni giuslavoristici.

Ma quel che non si riuscirà a cogliere da una causa di lavoro è la cristianofobia che si cela dietro questo trattamento che umilia tutti i cristiani. Quel che è grave, infatti, è che si colpisca duramente chi prega mentre tante iniziative moralmente scadenti vengono imposte nella scuola senza colpo ferire delle istituzioni e della stampa.

È significativo che a scatenare il tutto siano stati solo due genitori mentre la quasi totalità della classe ha manifestato solidarietà alla Francescangeli. Due contro tutti, la dittatura di una minoranza agguerrita ha avuto la meglio su una maggioranza silenziosa che è stata così umiliata assieme alla maestra. È una situazione che si vede sempre più spesso secondo la collaudata tecnica radicale: la pretesa di pochi di accampare diritti più che discutibili, quando palesemente infondati, ha la meglio sul diritto vero della maggioranza, ma solo quando ad essere colpite sono la legge morale naturale o il sentimento religioso cristiano, che sono i veri obiettivi di queste campagne.

Succede l’esatto opposto tutte le volte che una minoranza come quella Lgbt si infiltra nelle scuole per indottrinare i ragazzi con corsi di sessualità in cui insegnare ai ragazzi a infilarsi un preservativo. Oppure con l’ormai affermata teoria gender da dare da bere agli studenti. Di solito, e la Bussola ha raccontato molte volte episodi di questo tipo, i pochi genitori o gli insegnanti che si oppongono non vengono minimamente presi in considerazione dai presidi e sono silenziati nelle loro giuste rimostranze educative. Anzi, a loro viene data la colpa di non essere inclusivi e di essere retrogradi, i loro figli spesso sono oggetto di scherno e nessuno avanza il sospetto che gli insegnanti che impongono queste “lezioni” debbano essere sospesi per aver urtato la sensibilità di non pochi genitori e alunni. Semmai sono premiati e incoraggiati.

Lo stesso dicasi per l’insegnamento dell’educazione civica che nelle scuole è affidato a tutti i docenti, nessuno escluso. Si “contempla” la Costituzione come libro sacro, si sostiene l’agenda 2030 dell’Onu, si spacciano gli antichi greci come omosessuali vittime del loro tempo. Si racconta solo una parte della storia della liberazione tacendo sulla mattanza che i partigiani fecero dei preti cattolici. Insomma, l’ideologia la fa da padrona pressoché in tutte le materie, matematica compresa dato che non si può neanche più dire che la mamma va a fare la spesa e compra tre carciofi al prezzo di 2 euro l’uno, perché anche questo è un linguaggio sessista e stereotipato. Eppure, il problema è l’Ave Maria.

E che dire del buonismo a senso unico?

Se un’Ave Maria è una minaccia per l’aconfessionalità della scuola statale che cosa si dovrebbe dire di quelle scuole – tutte – che in mensa sono obbligate a dare agli studenti di fede islamica carne di agnello e non di maiale?

In una scuola di Firenze è addirittura successo – proprio 15 giorni fa, mentre la maestra veniva sanzionata – che si sia approntata un’aula apposita per consentire ai ragazzi maomettani di poter recitare una delle cinque preghiere del giorno previste da Ramadan.

Ovviamente la scuola, l’istituto Marco Polo, è stata lodata perché senza pregiudizi e inclusiva.

E ovviamente, nessun ateo ha protestato per l’ingerenza della scuola nella sfera del sacro. E nemmeno i genitori cristiani si sono lamentati, ma d’altra parte, se anche l’avessero fatto, la risposta la immaginiamo già: una sonora pernacchia da parte del preside al motto di «la scuola è laica, ma anche includente».

Così, però, la cristianofobia avanza e si afferma.