TE

Il Deserto, la Prova, la Tentazione e la Croce. Pensieri di Quaresima.

marco tosatti r.s. stilumcuriae Mar 05, 2023

Tutto quanto sta accadendo sotto i nostri occhi resta racchiuso nel mistero della Divina Provvidenza.

Dio non vuole il male, tuttavia è del tutto evidente che ne permetta la manifestazione. 

E' accaduto a Gesù stesso e la sapienza della croce è essenziale. 

L'esperienza cristiana è crocefissa e i tanti martiri cristiani ne sono appunto testimoni

Qui c'è l'aporia tipicamente cristiana, il cortocircuito per la ratio nutrita di tale fides.

La bontà, la verità, la giustizia e l'ordine di Dio permettono che Gli si opponga il contrario.

Nella preghiera al Padre Nostro si dice esplicitamente della possibilità di questa prova. 

Gesù insegna a pregare di non entrare in questa prova (e tentazione). 

In più insegna a chiedere al Padre di liberarci dal male (o dal Maligno, suo regista).

La prova però è salutare: come una potatura che ferendo la pianta la rende più fruttuosa.

Il Divino Potatore, lo troviamo più volte, "castiga quelli che ama". Il castigo purifica.     

Quale è il rischio? Che, messo alla prova, l'amato possa sentirsi abbandonato da Dio. 

Nella sapienza del salmo 22, il grido Eloì Eloì lemà sabactani esce anche da Gesù in croce.

Non perchè Gesù si sentisse abbandonato, ma perchè esiste un salmo (una preghiera) che lo grida.

E Gesù, vero uomo, grida quel salmo, avendo accettato al Getsemani la volontà del Padre. 

Sant'Agostino subito all'inizio del De ordine attesta che la Provvidenza contiene la croce.

Nulla è per caso e Dio realizza la Sua Volontà anche passando attraverso la sua negazione.

Sant'Agostino scrive: "infatti è indice d'ignoranza e causa di danno spirituale il pensiero che un qualche essere sia da Dio abbandonato".

 Oh bella... Noi, e dovremmo essere cristiani, abbiamo cambiato persino il Padre Nostro per dirlo.

Diciamo di essere "di Cristo" e lo tradiamo proprio in croce, senza più capirne la decisiva sapienza.

Lui abbozzò il Salmo 22 per abbozzare quella preghiera che prosegue e si chiude con un crescendo di fede

 Noi abbiamo così poca fede da pensare che Dio, da Padre, possa anche abbandonare un figlio! 

Noi chiediamo anche il pane, senza dar troppa importanza a quello "del domani". Interessa solo l'oggi.

Parliamo di pane, ma politicamente, nei diritti, nei contratti, nelle borse. E di quello sopra-sostanziale? Quasi mai.

Quel pane che è degli angeli, nutrimento dell'anima, transustanziato appunto, ci sembra quasi inutile.

In un certo senso ci è estraneo e infatti non lo adoriamo più, occupandoci di "viveri" e non del Vivente.

Lo consideriamo un simbolo e davanti ai simboli non ci si inginocchia. Non è Gesù, cioè: "Dio che salva"! 

E' come una figurina e la manipoliamo così, disinfettandoci le mani perchè potrebbe ammalarci! 

Poi chiediamo miracoli, cioè chiediamo "prove a Dio", anche di buttarsi dal pinnacolo del tempio.

Prostrandoci anche troppo al Maligno, cerchiamo di ingraziarci il mondo ed i suoi regni. 

Siamo proprio fuori strada, non superando le prove e abbandonando Gesù nel deserto.

Preghiamo il Padre di non abbandonare Lui noi, quando noi non facciamo che abbandonarLo! 

L'homo faber trasforma le pietre e i grilli in pane, ma non crede più alla transustanziazione.

Ama l'apparenza e gli effetti speciali, ma invece degli angeli si fa servire dai robot. 

Il diavolo non crediamo nemmeno che esista, salvo essergli divenuti schiavi peccando in ogni modo. 

 Però "preghiamo" il Padre implorandolo di non abbandonarci, perchè Lui ne sarebbe capace.

Di Gesù pensiamo al massimo che è stato un buon uomo, ma i suoi miracoli sono solo simboli, non fatti.

Ci riempiamo la bocca di "Parola di Dio", di fede e di carità, ma senza che ne segua alcuna conversione. 

La misericordia è diventata quasi un salvacondotto per essere disordinati, ingiusti e falsi.

 In tutto ciò la Provvidenza Divina resta e saprà trarre il bene (suo) dal male (altrui).           

 Chi entrerà nel "riposo di Dio" (lettera agli Ebrei)? Evidentemente non tutti. 

Il riposo di Dio è la sua pace (non quella secondo il mondo), stando nella Sua Volontà. 

Chi attende qualcuno di importante, un po' frigge (brucia) e in quella pace non è ancora. 

Se non lo è solo a tempo, patirà (purgatorio) fino al momento del riposo eterno (paradiso).

Se non lo sarà mai (sapendolo), patirà eternamente un bene che sa irraggiungibile (inferno).

 Qui, in questa vita, ci sono assaggi di inferno, di purgatorio e di paradiso. 

Tutti contenuti nella Provvidenza Divina. In un Ordine che non risente affatto del caos. 

Poi ci sono quelli che vorrebbero un nuovo odine del mondo, provocando apposta del caos. 

Chissà perchè non capiamo che sono questi ultimi ad abbandonarci in pasto al nulla. 

Invece siamo arrivati a una tale confusione da poterci pensare abbandonati dal Tutto. 

Gesù nel deserto rintuzza la grande ambiguità con la quale il diavolo fa anche l'esegeta. 

 Buona Quaresima. 

Speriamo di arrivare a Pasqua un po' più cristiani di come lo siamo. 

 R.S.