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Eris, la nuova (normale) variante. Ma c’è chi fa allarmismo

covid la nuova bussola quotidiana paolo gulisano Aug 24, 2023

Quella delle varianti del Covid è una storia infinita, che rappresenta un capitolo molto importante della storia più complessa della pandemia. Quando il virus di Wuhan andò sostanzialmente a sparire nel corso dell’estate del 2020, con una letalità quasi azzerata, fu proprio mentre la gente era ancora sotto l’ombrellone o sui sentieri di montagna che i media cominciarono a parlare delle “varianti” del virus che presto sarebbero arrivate, costituendo la “seconda ondata” dell’assalto condotto contro l’umanità dalla Sars-Cov-2.

In realtà, è un fenomeno biologico noto e atteso quello della formazione di varianti da parte dei virus a mRNA, come i Coronavirus o i virus influenzali: varianti non necessariamente più pericolose del ceppo originario, ma che sistematicamente sono state invece presentate come una minaccia, come un pericolo, come una nuova possibile catastrofe sanitaria. Per fare questo, e ne avevamo già parlato sulla Nuova Bussola, la macchina della propaganda ha utilizzato per le varianti soprattutto nomi che suscitassero allarme, come Kraken, un mostro della mitologia antica e del cinema. Ora è venuto il turno di Eris. Anche in questo caso il nome è preso dalla mitologia: per gli antichi greci era nientemeno che la dea della discordia, figlia di Ares, la divinità della guerra. La scelta del nome, mai casuale, è davvero significativa, anche per indicare il clima psicologico indotto da una pandemia che non sembra aver fine e che sembra si voglia che non abbia fine.

La presenza di Eris, nel corso del mese di agosto, da cosa è stata rilevata? Dal fatto che la gente è tornata di sua iniziativa a farsi i tamponi, riscontrando delle positività. E perché li ha fatti? In gran parte perché doveva andare in ferie; e davanti a qualche sintomo di malessere, un rialzo febbrile o un po’ di faringite, come obbedendo a un riflesso condizionato ha ricominciato a tamponarsi. Dopodiché si è resa conto che si trattava di una sindrome parainfluenzale e nulla più. Ma certamente possiamo aspettarci che il ricorso al tampone andrà aumentando nel futuro immediato, con conseguente aumento dell’allarmismo.

Di fronte a tali fenomeni, bisognerebbe ascoltare le voci dei veri esperti, come Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma, noto anche come “cacciatore di varianti Covid”, per averle analizzate nel corso di questi tre anni. «Eris non è più pericolosa rispetto alle altre forme viste in questi mesi, anzi le analisi ci dicono che ha una virulenza inferiore rispetto ad altre varianti di Omicron», assicura Ciccozzi, che ha effettuato uno studio su Eris, ovvero EG.5, pubblicato sulla rivista Journal of Medical Virology.
«I potenziali di membrana ci dicono che non è più contagiosa o più virulenta di Arturo o Kraken. E non abbiamo elementi che ci facciano pensare a un aumento dei casi o delle forme gravi di malattia legati a EG.5».

Tuttavia, a fronte di queste ricerche serie, i media preferiscono dar voce ai soliti noti, a quelle che sono state le più diffuse voci della narrazione pandemica. E così il direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, in un’intervista post-ferragostana ha lanciato l’allarme per quella che ha definito «una nuova fiammata» che arriverà in autunno. Siamo passati dall’ondata alla fiammata, forse a motivo del riscaldamento globale. «Possiamo immaginare che in autunno ci sarà una nuova fiammata di risalita di contagi» ha detto testualmente Pregliasco. Quindi, bisogna lavorare di immaginazione, per fare questo tipo di previsioni. E perché? Anche in questa dichiarazione, ritorna una parola chiave: contagi. E l’immaginazione corre agli scenari da incubo del 2020. Contagi significa casi, e quali tipi di casi? Le sindromi parainfluenzali causate da Eris già descritte. Così come ogni anno si verificano centinaia di migliaia di sindromi influenzali.

Tale scenario epidemiologico, qualora si verificasse effettivamente, non dovrebbe quindi determinare alcuno “Stato di emergenza” come ai tempi del ministro Roberto Speranza, ma andrebbe affrontato come ordinaria amministrazione sanitaria. Inoltre, la popolazione italiana presenta una immunità acquisita dalla malattia Covid avuta, o dalle dosi di vaccino effettuate, e che è in grado di fornire una protezione.

Tuttavia, esattamente come per l’influenza, che ogni anno si presenta con nuove ricombinazioni dei vari ceppi, le autorità sanitarie consigliano di fare nuove dosi di vaccino. O meglio: vaccini nuovi adeguati alle nuove varianti, che allo stato attuale non esistono, essendo ancora in una fase di ricerca e di sperimentazione, ma che i testimonial come Pregliasco o Bassetti assicurano che verranno realizzati e ovviamente autorizzati da Ema e Aifa. Naturalmente, dicono i testimonial, ci sarà da lottare contro la mentalità cosiddetta “no vax”, che a loro parere è in crescita nel Paese, e da questo punto di vista l’infettivologo genovese propone l’introduzione di una interessante novità: il vaccino per il Covid – proprio come l’antinfluenzale – deve essere gratuito per anziani e categorie a rischio, mentre tutti gli altri se lo devono pagare. È un’ipotesi di cui ha parlato anche il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 ore, e probabilmente sottende una interpretazione psicologica della popolazione elaborata dagli studi di marketing, per cui se una cosa mi viene offerta gratuitamente vuol dire che non è così importante e ne posso fare a meno, mentre se un farmaco lo devo pagare vuol dire che è importante e ne vale la pena.

Vedremo se verrà presa in considerazione dal ministro Orazio Schillaci, anche se nel nuovo Piano Nazionale Vaccini non si parla di pagamento per la vaccinazione Covid, così come non si parla di obbligo, ma di vaccinazione consigliata: e tale dovrebbe essere, nell’auspicio che sia definitivamente chiusa la brutta stagione delle coercizioni, delle sanzioni e del green pass.